Etf spot sulle criptovalute e su bitcoin in arrivo

ETF spot su criptovalute in arrivo! Come sceglierli e quali conseguenze per il mercato

Da qualche tempo a questa parte si fa un gran parlare della più o meno imminente approvazione da parte della SEC (Securities and Exchange Commission) di ETF spot su Bitcoin e criptovalute. Inizialmente l’approvazione era attesa per la fine del 2021 mentre adesso vi è chi sostiene che potrebbe arrivare nel corso del 2022. Inutile dire che l’eventuale approvazione di un ETF spot (ossia a replica fisica) da parte della SEC potrebbe dare il via ad una spirale di nuovi strumenti finanziari in immissione nel mercato ed al congruente ingresso di capitali nel settore crypto tutt’altro che irrilevanti.

A dire la verità, ETF (o meglio ETP) spot su bitcoin (sia pur di dimensioni molto ridotte) esistono già in Europa e in Canada. Alcuni esempi sono lo Wisdom Tree Bitcoin, 21Shares Bitcoin ETP e VanEck Bitcoin ETN. Tuttavia, si tratta di prodotti finanziari di dimensioni molto contenute (parliamo di meno di 300 milioni di euro), con costi di gestione generalmente elevati (tra l’1% e l’1,5%), disponibili solamente su alcune piazze finanziarie selezionate.

Recentemente anche l’Australia ha annunciato la regolamentazione degli ETF spot su Bitcoin. 21Shares (2,5 miliardi di dollari di assets under management) lancerà, infatti, per la prima volta nella borsa australiana un ETF spot su bitcoin ed ethereum. Il listing è previsto per il 27 aprile 2022).

Ma la partita vera per i crypto investitori si gioca, come detto, negli USA, storicamente leader dei mercati finanziari globali. Negli USA, infatti, la situazione non è ancora stata sbloccata e sono molte le richieste di approvazione di ETF spot su criptovalute al vaglio della SEC, la quale in più di una occasione ha manifestato alcune perplessità.

ETF spot crypto SEC pending approval

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

 

Gli ETF su Bitcoin e criptovalute attualmente disponibili sul mercato americano

Sfatiamo innanzitutto un mito: gli ETF su Bitcoin e sulle criptovalute in generale già esistono sul mercato americano.
Alcuni esempi sono il Valkyrie Bitcoin Strategy ETF (ISIN: BTF) o il Proshares Bitcoin Strategy ETF (ISIN: BITO) o ancora il Vaneck Bitcoin (ISIN: XBTF).
Cosa hanno di particolare questi ETF?
In primo luogo si tratta di fondi ancora molto piccoli, non particolarmente liquidi con TER piuttosto elevati (intorno all’1%).
Inoltre, ed è la cosa più importante, si tratta di ETF che non investono direttamente in Bitcoin ma che si limitano a “garantire” ai titolari lo stesso rendimento delle valute che dichiarano di seguire attraverso l’acquisto di contratti futures. Non sono cioè ETF spot. In altre parole, il fondo non detiene fisicamente i Bitcoin all’interno dei propri wallet ma lo strumento che utilizza per replicare l’andamento delle quotazioni di Bitcoin è un contratto derivato (il contratto future, appunto) che “deriva” il proprio valore da quello dell’asset sottostante.
I maggiori rischi di detenere un contratto future anziché l’attività sottostante sono evidenti: in primo luogo il fondo non ha la proprietà delle criptovalute; in secondo luogo l’acquisto di contratti future comporta il rischio che la valutazione degli stessi possa, per ragioni interne o esterne al prodotto finanziario in questione, talvolta divergere dal prezzo spot delle criptovalute sottostanti (ad esempio nei momenti di forte volatilità del mercato).
Un altro metodo per crearsi una esposizione (sia pur indiretta) nel mondo delle criptovalute è attraverso l’acquisto di partecipazioni azionarie o di quote di aziende o fondi che investono non direttamente in crypto ma in società le cui quotazioni risentono, in misura più o meno correlata, dell’andamento del prezzo delle criptovalute sottostanti (come, ad esempio, Coinbase, MicroStrategy, etc.)

 

ETF spot su Bitcoin e criptovalute: quali vantaggi per gli investitori?

Come anticipato, è notizia di questi mesi che la SEC potrebbe approvare l’emissione di ETF spot su Bitcoin e critpovalute già nel corso del 2022. Se ciò avvenisse, è lecito attendersi che a stretto giro anche le autorità europee di regolamentazione dei mercati finanziari possano approvare l’emissione di tali tipologie di ETF nelle piazze di scambio del vecchio continente nelle quali ancora tali ETF non sono stati regolamentati.
L’eventuale emissione e utilizzo di ETF spot su larga scala comporterebbe sicuramente dei benefici, sia per gli investitori che per l’intero mercato delle criptovalute.
Per quanto riguarda gli investitori, i benefici sarebbero soprattutto in termini di:

  1. maggiore facilità di accesso al mercato crypto, poiché gli ETF sarebbero facilmente acquistabili tramite la propria banca o broker finanziario senza dover aprire conti su exchange o operare su DEX;
  2. costi di gestione del fondo (TER) inferiori a quelli attuali, a beneficio del rendimento finale;
  3. “proprietà indiretta” delle criptovalute acquisite dal fondo (non me ne vorranno i puristi della blockchain per questa estrema semplificazione);
  4. riduzione dei rischi legali alla detenzione in proprio delle chiavi private dei wallet nei quali sono conservate le criptovalute;
  5. semplificazione fiscale, in quanto trattandosi di ETF regolamentati la banca o il broker finanziario dovrebbero agire direttamente come sostituti di imposta in caso di realizzo di plusvalenze, eliminando tutte le (notevoli) attuali difficoltà fiscali dovute all’esistenza di un quadro normativo farraginoso e poco comprensibile anche per gli addetti ai lavori.

Il principale svantaggio dell’acquistare un ETF spot

Nonostante non se ne senta tanto parlare in giro, l’acquisto di ETF spot al posto dell’acquisto diretto di criptovalute comporta anche alcuni svantaggi. Il più evidente è quello di perdere la libertà che solo la blockchain è in grado di offrire (e per la quale, in ultima analisi, è stata inventata).
La blockchain consente, infatti, solo a chi detenga la chiave privata di un certo indirizzo pubblico (ossia del wallet) di movimentare e disporre delle criptovalute all’interno di quel wallet. Affidandosi, invece, ad un fondo che detiene le criptovalute al posto vostro (allo stesso modo in cui fanno gli exchange) perderete l’accesso alla chiave privata del wallet, che verrebbe invece gestita dalla SGR dell’ETF. In pratica, avrete dei diritti su quelle criptovalute che però non saranno vostre (not your keys not your bitcoin).
E’ bene comunque tenere a mente che non tutti vogliono o sono in grado di conservare adeguatamente la private key di un wallet. In questo senso, soprattuto per coloro che non sono particolarmente avvezzi e non hanno tanta familiarità con questo settore, la gestione in proprio di un wallet potrebbe paradossalmente presentare più rischi di quanto non sia invece l’acquisto di quote di un ETF che svolge questo servizio al posto vostro.
Come sempre, pro e contro.
Non per forza occorre scegliere l’una o l’altra alternativa; si possono anche scegliere entrambe decidendo così di diversificare il rischio.
Se sei interessato a come salvare al meglio la seed phrase del wallet e a quali accortezze utilizzare per conservare la chiave privata del wallet ti invito a dare un occhio a questo articolo del Blog!

 

Le conseguenze degli ETF spot sul mercato delle criptovalute

E’ fuori discussione, invece, a mio avviso, che l’eventuale diffusione degli ETF spot negli USA produrrà notevoli conseguenze positive sull’intero mercato crypto, sia in termini di adozione di massa che in termini di valore.
Sotto il primo profilo, l’introduzione degli ETF consentirà, ne sono certo, a moltissimi investitori non particolarmente ferrati sul mondo crypto oppure diffidenti nell’affidare i propri risparmi ad un exchange di acquistare un’esposizione in criptovalute e di avvicinarsi a questo mondo per il tramite di intermediari considerati più affidabili, esattamente come si fa per l’acquisto di un ETF con esposizione sull’azionario. Sotto questo profilo è di qualche giorno fa, ad esempio, la notizia di un sondaggio in base al quale il 72% dei consulenti finanziari sarebbe maggiormente incentivato ad investire in criptovalute e a proporre investimenti in criptovalute se gli ETF spot venissero approvati. Un dato che parla chiaro e che mostra l’effetto in termini di adoption di un’eventuale approvazione degli ETF spot da parte della SEC.
Inoltre, l’ingresso degli ETF spot nel mercato USA potrebbe anche avere l’effetto di attirare i maggiori investitori istituzionali del mondo, i quali per ovvie ragioni preferiscono acquistare ETF regolamentati piuttosto che asset non regolamentati e difficilmente gestibili anche sotto il profilo fiscale.
Quanto sopra è destinato, a mio avviso, a riflettersi inevitabilmente sul corso dei prezzi. Ciò in quanto gli ETF spot, a differenza degli ETF futures visti prima, acquistano direttamente le criptovalute sottostanti conservandole all’interno dei propri wallet e aumentando così la domanda. Nel lungo periodo, dunque, maggiore sarà l’adozione degli ETF spot maggiore dovrebbe essere il beneficio in termini di valorizzazione degli asset sottostanti (specie di quelli ad offerta limitata…).

 

Come scegliere gli ETF spot su Bitcoin e criptovalute

Per quanto riguarda la scelta degli ETF spot e, in particolare, i parametri da considerare ai fini della selezione occorre fare riferimento agli stessi principi che si utilizzano nella selezione dei normali ETF su azionario o obbligazionario.
E’ bene, innanzitutto, privilegiare ETF grandi e soprattutto molto liquidi, che consentono un disinvestimento pressoché immediato in qualsiasi momento con spread relativamente bassi.
Altro fattore fondamentale, oltre alla conformità UCITS (undertakings for the collective investment in transferable securities), è il costo di gestione annuale dell’ETF (il cosiddetto “TER”). Probabilmente non arriveremo ai TER ai quali siamo abituati con gli ETF sugli asset tradizionali a causa dei maggiori costi relativi alla gestione dei wallet. Va da sé però che, a parità di grandezza del fondo, più basso è il costo di gestione annuo più alto è il rendimento finale.
Altro aspetto fondamentale da considerare è l’esposizione valutaria. Mi spiego meglio. Visto che il mondo crypto è tradizionalmente “prezzato” in dollari (che rappresenta la valuta di riferimento), anche il rendimento sarà calcolato in dollari. Se dunque volete essere coperti sotto il profilo valutario dalle fluttuazioni di prezzo del cambio USD/EUR dovrete acquistare una versione “hedged”, che presumibilmente avrà un costo di gestione annua più alto.
Infine, negli ETF spot sulle criptovalute dovrebbe anche venire meno la distinzione tra accumulazione e distribuzione trattandosi tipicamente di asset improduttivi che non distribuiscono dividendi. E’ però probabile attendersi che, quantomeno per le crypto delle blockchain che utilizzano un meccanismo di consenso proof of stake, in futuro nasceranno ETF che distribuiscono periodicamente i proventi dello staking. In questo caso sta a voi decidere se privilegiare una politica di distribuzione delle rewards o di accumulazione delle stesse (con relativi benefici in termini di rendimento, dovuti principalmente alla dilazione nel tempo dell’imposizione fiscale).

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