Intervista a Cupydo: l’anonimo cryptoartista tra arte tradizionale e NFT

Intervista a Cupydo, l’anonimo cryptoartista che il giorno di San Valentino 2022 ha installato, sulla metropolitana di Milano, un’opera interattiva di Arte NFT. L’opera ha suscitato un forte interesse anche tra i non addetti ai lavori. L’installazione comprende una rappresentazione fisica e un QR code associato ad un NFT.

L’installazione di Cupydo apparsa sulla metro di Milano la notte di S. Valentino 2022

Sono riuscito a mettermi in contatto con l’anonimo crypto artista e ho il piacere di presentarvi un’intervista esclusiva a Cupydo.
Buona lettura!


Cupydo, la prima domanda è una curiosità: come mai la scelta di restare anonimo?

Prima di iniziare a rispondere alle domande, vorrei ringraziare il blog di Noterelle di Finanza Personale per l’interesse di approfondire e conoscere il mio progetto e la mia arte.
Allora la scelta di restare anonimi, fondamentalmente è data da due motivi.
Il primo di carattere più artistico mentre il secondo sicuramente più tattico.
Scelgo di restare anonimo per scelta etica e politica al fine di evidenziare la totale dissoluzione del concetto di identità nell’epoca contemporanea.
Mentre per la questione tattica, l’anonimato mi permette di muovermi con disinvoltura in tutti quei contesti dove se si fosse riconoscibili potrebbe portare al fallimento dell’operazione. Essere anonimo mi ha permesso di muovermi in metropolitana per diversi giorni in “tranquillità” come un comune viaggiatore, senza il dovermi preoccupare di un possibile riconoscimento da parte dei passeggeri ma molto di più da parte di security o vigilanza. In modo tale che anche nei giorni a seguire ho potuto continuare ad installare le mie opere su autobus e tram senza problemi.



Nelle tue opere arte digitale e arte tradizionale si fondono per dar vita ad un’opera unica e inimitabile. Innanzitutto, come è nata l’idea di coniugare questi due mondi? E’ l’arte digitale che completa quella tradizionale o viceversa?

L’idea di unire l’arte tradizionale a quella digitale nasce dal mio forte desiderio di voler trovare una forma di dialogo tra tradizione ed innovazione.
Dove per tradizione mi riferisco a tutto ciò che è “tangibile” al profumo dei colori, a quello dell’inchiostro di una stampa, alla ruvidezza di una tela o alla porosità di un foglio da disegno, al gesso di una scultura, o a tutti gli altri materiali di cui essa è composta, ad una cornice, un pennello, una tavolozza.
Quando tutti questi elementi riesci a farli dialogare con pixel, codici e circuiti, avviene una magia, un momento di stupore e meraviglia, che come dicevo poc’anzi sono per me la massima espressione dell’arte.
Nessuna completa l’altra, ma anzi, entrambe hanno una loro personale anima, che però se messe a confronto riescono a dar vita a qualcosa di “nuovo” ma ma soprattutto unico.



Parlaci di come funzionano le tue opere. Noi vediamo un’immagine su “tela” incompleta e scansionando un QR code apposto direttamente sull’immagine l’opera si completa attraverso la rappresentazione digitale che appare sul dispositivo e che “comunica” con la tela. Ma cosa c’entrano gli NFT?

In realtà parlare di immagine “incompleta” non è del tutto corretto.
Adesso, se facciamo riferimento alla mia installazione in metropolitana, vedendo un palloncino a forma di cuore, chi può dire che quell’immagine non sia completa?
Un dipinto non può raffigurare semplicemente un palloncino?
È chiaro che si tende a definirla “incompleta” se si fa riferimento alla più nota opera di Banksy “girl with balloon”
Il mio riferimento a quell’opera sicuramente non è stato dettato dal caso, ma dietro si nasconde una logicità artistica molto rilevante, che però svelerò più avanti.
La fruibilità delle mie opere tende ad essere molto intuitiva se si è in grado di riconoscere la firma dell’artista.
Questo vuol dire che se ti trovi per strada o in una galleria d’arte e ti imbatti in una “token machine” la classica gettoniera dei videogiochi per intenderci, con su scritto “NFT insert coin to play” sai che ti trovi davanti ad una mia opera, e quindi non ti resta che girarti in torno per trovare un qrcode, questo per questioni di comodità lo inserisco nelle immediate vicinanze dell’opera, ma nulla vieta di trasferire quel qrcode su di un portachiavi oppure sulla stessa cornice dell’opera, su un bigliettino da visita, o addirittura pensare di riportarlo su di un quadro a se stante.
Le soluzioni possono essere molteplici e tutte molto originali, con il tempo ne scoprirete delle belle.
Una volta scannerizzato il qrcode, sullo smartphone come prima immagine apparirà proprio quella della token machine, che quindi andremo a sovrapporre alla stessa token machine raffigurata sull’opera fisica, basterà attendere qualche secondo per iniziare a vedere i due supporti (quello tradizionale e quello digitale) dialogare e a dar vita ad un’opera unica.
Mi chiedi quindi cosa c’entrano gli NFT, è chiaro che per questa nuova tipologia di arte, l’NFT è essenziale, e il motivo è molto semplice.
Perché se per l’opera fisica posso apporre la mia firma olografa su di essa per certificarne l’autenticità, chiaramente non posso fare lo stesso con su di un immagine digitale, quindi l’NFT nelle mie opere non è altre che la mia firma “digitale” per certificarne l’autenticità.


Ci puoi spiegare meglio?

La sequenza di queste foto che trovi in allegato, che mostrano in 4 passaggi l’effettiva fruibilità di essa.
L’opera in oggetto fa parte della collezione “NFT insert coin to play” ed ha come titolo: just a girl X (innesto digitale) just a red balloon (opera fisica)

Per essere ancora più chiari potete dare un occhio anche a questo video.


Quindi se compro l’NFT, senza l’immagine “su tela” che lo completa ho un’opera a metà?

Non potrai mai acquistare un NFT di Cupydo se prima non si è in possesso dell’opera fisica.
Che poi a quell’opera potranno aggiungersi ulteriori NFT sotto forma di “innesti digitali” è un altro discorso, ma se non si è in possesso dell’opera “madre” avere solo l’NFT non avrebbe alcun senso, in quanto avverrebbe alcun dialogo.
Ed anzi, più che parlare di “opere a metà”, io tenderei a sottolineare come una sola opera fisica possa poi trasformarsi in un opera “multipla” proprio grazie ai diversi innesti digitali che verranno creati appositamente per quell’opera.


L’NFT attesta la proprietà digitale di un’opera che, tuttavia, è riproducibile n volte senza limitazioni. La tua idea di arte è, invece, diversa; se vogliamo più elitaria. Per poterla apprezzare nel suo complesso occorre un punto di contatto con il mondo fisico. E’ una scelta meramente artistica o pensi che non possa esistere arte digitale senza arte tradizionale?

Mi piace questo termine che hai utilizzato “punto di contatto” in quanto è proprio grazie al contatto che l’opera assume la sua espressione massima.
Che poi altri non è che il concetto chiave su cui getta le basi il mio movimento, ma questo concetto lo approfondiremo più avanti.
Ritornando invece alla tua domanda, non credo assolutamente che non possa esistere l’arte digitale senza l’ausilio di quella tradizionale, credo semplicemente che due arti differenti messe insieme possano esprimere qualcosa in più rispetto ad una sola.
Ma questa logica se vogliamo vale per molti aspetti della vita in generale.
Come l’esigenza che ha un singolo individuo che arrivato ad un certo punto della sua vita, smette di esistere ed inizia a coesistere, esistere insieme, magari prima con un partner per poi trasformarsi in un nucleo familiare.
Il coesistere, genera emozioni, sentimenti, che chiaramente non si potrebbero palesare con la sola “esistenza”.
Quindi il mio pensiero personale è che l’arte digitale è bella, ma se fatta coesistere con quella tradizionale può diventare qualcosa di straordinario.


L’hai già accennato prima, quindi colgo l’assist. Nei tuoi canali ufficiali parli di un “movimento coesionista”. Qual è il significato di questo termine?

Il Coesionismo è il movimento che esprime il legame intimo tra arte tradizionale e arte digitale, e vuole farlo attraverso il contatto.
Di fatti il grado più profondo di intimità che riusciamo a percepire avviene proprio attraverso esso.
Il contatto tra corpi, sguardi o pensieri, genera la massima espressione di intimità che un individuo possa percepire.
Per molte persone il contatto fisico resta il linguaggio principale dell’amore, infatti questo è anche un potente veicolo per comunicare l’amore nella coppia, ed è anche un atto che promuove il rilascio di ossitocina, nota anche come ormone dell’amore e della felicità.
Su questi elementi getta le sue basi il Coesionismo.
In quanto proprio attraverso il contatto tra due corpi quali una tela ed uno smartphone si riesce a percepire quella profonda intimità che due tipologie di arti differenti tra loro riescono ad esprimere esistendo insieme.
Di fatti il termine coesione sta ad indicare proprio due o più elementi che hanno senso di esistere stando insieme.
Nel movimento coesionista questa unione è generata da oggetti fisici come può essere una tela da disegno, una scultura, o semplicemente un foglio di carta ed oggetti digitali come smartphone, tablet, monitor, che vanno a creare dei veri e propri “innesti digitali” in grado di dialogare con l’opera fisica.


Parlaci adesso del significato delle tue opere. Innanzitutto, come nascono? C’è qualche qualcosa in particolare da cui trai l’ispirazione?

Le mie opere sono quasi sempre dettate da temi di carattere emozionale, amore, guerra, speranza, sono tutti argomenti che cerco di includere nelle mie creazioni.
Nonostante la mia prima opera possa essere un riferimento a quella di Banksy, in realtà c’è da spingersi oltre il lato visivo dell’opera, ed addentrarsi nell’aspetto più intrinseco di essa.
Un solo palloncino a forma di cuore accompagnato da una gettoniera stampati su di una tela possono essere definiti un’opera di Banksy?
Una gettoniera che va a dissolversi su di uno smartphone facendo trasparire una bambina con il braccio teso può essere definita un opera di Banksy?
Lo stesso smartphone su quella tela con il palloncino può essere definita un’opera di Banksy?
La risposta a queste domande io credo che sia sempre negativa, eppure noi non facciamo altro che collegarla a lui.
Ed è proprio questo l’aspetto più affascinante di quest’opera.
Perché essa non vuole essere una semplice riproduzione del già più noto artista, bensì una rielaborazione in chiave 4.0 di essa, che riesca a trasmettere lo stesso messaggio di speranza dell’opera originale e forse anche qualcosa di più.


Se ho ben capito, oltre al tema della fusione tra tradizione e digitale, dietro le tue opere si cela anche l’idea che i singoli elementi che compongono un insieme possono avere un significato diverso dall’immagine ottenuta sommando gli stessi elementi. E’ corretto?

Più che “tradizione” utilizzerei il termine “tradizionale”
Questa tua ulteriore domanda mi colpisce molto, in quanto vuol dire che hai colto a pieno le infinite possibilità che il Coesionismo può sviluppare.
È esattamente come hai detto, infatti diversi “innesti digitali” sono in grado di dare alla stessa opera fisica, molteplici significati.
Pensa se invece della bambina che tende la mano al palloncino comparisse un uomo con un fucile puntato verso di esso.
Stessa opera fisica ma che grazie ad innesti digitali differenti riesce ad assumere e trasmettere significati completamente differenti.
E questa è una grande rivoluzione nel mondo dell’arte, in quanto fino ad oggi la “staticità” delle opere d’arte ti portava quasi sempre ad un percorso obbligato di interpretazione dell’opera.
Mentre donandole dinamicità questo percorso assume infinite diramazioni, dando spazio alla fantasia dello spettatore.


Cosa rappresenta l’arte per te?

L’arte per me rappresenta l’espressione più spontanea di pensieri, momenti ed emozioni.
Un bambino che saluta un treno di passaggio e quel saluto viene contraccambiato da chi conduce quel treno, fa accendere negli occhi di quel bambino una luce straordinaria, che a sua volta viene trasmessa a chi si trova vicino a quel bambino, perché lui stesso cercherà chi gli è vicino per dirgli solo con lo sguardo “hai visto il treno mi ha salutato”.
In questi pochi passaggi l’arte si palesa nella sua forma più spontanea, l’amore, la meraviglia, il dialogo, tutti elementi che resteranno indelebili nella mente di chi ha vissuto quegli istanti.
Ecco per me l’arte rappresenta questo.


Quali sono le emozioni che cerchi di suscitare in chi osserva le tue opere?

L’emozione principale che cerco di trasmettere attraverso le mie opere è senza dubbio lo stupore.
Perché è grazie ad esso che riusciamo a ristabilire il contatto con il nostro bambino interno.
Quello stesso bambino che rimaneva stupito quando il “treno lo salutava”.
Allo stupore però cerco sempre di collegare messaggi importanti, in grado di farci riflettere su aspetti più importanti che interessano la nostra società.


La tua prima installazione artistica è apparsa nella notte di San Valentino. E’ solo una coincidenza?

Per un artista il cui nome è Cupydo, scegliere il giorno di S. Valentino per il suo debutto, poteva mai essere solo una coincidenza? Chiaramente la risposta è no!

È stata una scelta fortemente voluta, a cui chiaramente è preceduta una attenta fase di organizzazione tecnica.
Inondare le 3 linee della metropolitana milanese di installazioni “spontanee” non è cosa da tutti i giorni, ma soprattutto non è cosa da tutti.
Occorre pianificare ogni singolo spostamento ed eseguire il tutto nel modo più veloce ma soprattutto “pulito” possibile.
Ci tengo a sottolineare il termine “pulito”, in quanto nonostante faccia streetart, che per molti può essere vista come una forma di vandalismo della proprietà altrui, io cerco di non utilizzare mai spray indelebili o colle particolarmente forti, i miei lavori sono fatti per lo più attraverso fogli adesivi, manifesti, scotch carta, nastri, insomma tutti materiali facilmente rimovibili e che non lascino tracce permanenti.


Ci spieghi la scelta di utilizzare come simbolo le ali d’angelo?

In genere chi vuol restare anonimo tende a nascondersi dietro maschere o mantelli, a me piace farlo dietro le mie ali.
Le ali sono da sempre simbolo di speranza e libertà, elementi fondamentali che esprimono a pieno le mie opere.


Finora le tue opere sono apparse nella metro di Milano. Come mai questa scelta?

Il messaggio che voglio trasmettere è che l’arte deve essere libera e fruibile a tutti, in qualsiasi luogo, in qualsiasi modo.
La metropolitana spesso viene visto come un “luogo non luogo” ovvero un mezzo dove il tempo sembra non esistere, dove l’unica unità di misura di esso è semplicemente la fermata in cui si sale e quella in cui si scenderà, e nel mezzo troviamo teste chine su smartphone e dita sempre più frenetiche intente a scorrere il superfluo.
Anche se una sola persona per un attimo distoglierà il suo sguardo dallo smartphone e lo volgerà alle mie opere venendone coinvolto, allora il mio lavoro sarà compiuto.
La metropolitana per me è un simbolo, e sicuramente sarà un luogo che “frequenterò” spesso.


Dobbiamo prepararci a vedere altre opere in giro per l’Italia?

Perché limitarsi all’Italia? Le ali ti permettono di andare ovunque tu voglia.


Pensi che un domani gli NFT che compongono le tue opere saranno messe in vendita?

Come dicevo, tutti gli NFT sviluppati, vengono creati in funzione alle opere fisiche.
Per adesso il fattore “vendita” non è predominante, in quanto non voglio risultare il milionesimo artista che mette in vendita la milionesima collezione composta da migliaia di pezzi tutti semi uguali. Questo per me non vuol dire vendere ma svendersi.
Sono in contatto con diverse gallerie d’arte con la quale stiamo valutando possibili collaborazioni, però non posso svelarvi altro.


Hai dei canali ufficiali sui quali il pubblico può seguirti?

I canali ufficiali dove le persone possono interagire con la mia arte sono Instagram, twitter e YouTube.

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